Messaggi la lontano #4


Ad un mese dalla pubblicazione del progetto “dove tu non sei” eccomi a pubblicare i messaggi che ho inviato da luoghi che sono stati reali per me e che oggi appaiono distanti. Su questo senso di lontananza ho cercato di edificare un ponte che è un abbraccio. Le loro risposte sono contenute nel testo che accompagna il progetto e che è scaricabile dal sito. Questo è il mio per Irene Biolchini.

Ciao Irene, eccomi ad inviarti la cartolina che ho scelto per te.La scelta di questa immagine potrebbe sembrare banale ma proprio ieri mi parlavi di Napoli e dello stupore che hai provato nel vederla deserta. Muta.

Questo è Palazzo Sanfelice.

Sorge nel cuore del rione Sanità e benché io sia nato  e cresciuto a Napoli, l’ho visto per la prima volta pochissimi anni fa. Due per la precisione.

Sono nato in un paesino della periferia nord di Napoli ma, sin dalle scuole medie ho sempre studiato a Napoli. Nonostante ci fossi cresciuto, Napoli e i napoletani mi hanno sempre spaventato, vicoli troppo stretti, gente troppo chiassosa e invadente, per non parlare delle difficoltà quotidiane (ritardi, mezzi pubblici inesistenti e malavita).

Quando studiavo all’Accademia non mi sono mai allontanato troppo dalla zona del Museo Archeologico quindi, per me Napoli, era principalmente i luoghi che vivevo per necessità.

Quando, due anni fa, ho dovuto fare da cicerone per Leonardo ovviamente non potevo mostrargli solo i luoghi dove avevo studiato e quindi ho dovuto fare un itinerario e fingere di essere di casa, quando in realtà ero come un americano che visita per la prima volta l’Italia.

 Questo essere segretamente al pari di qualunque turista mi ha permesso di avere uno sguardo distaccato dai miei ricordi, che tra latro ormai risalivano a vent’anni fa e lo stupore mi ha travolto.

In questa circostanza, quella che ha preceduto lo scatto, stavamo camminando in una stradina affollatissima di macchine, pedoni e scooter e alzando gli occhi ho visto, da una distanza di 10 metri, un portone gigante sormontato da due sirene. Quando siamo arrivati al portone lo scenario innanzi ai miei occhi e quello che vedi. Una sorta di schiaffo in piena faccia.

Ho avuto la sensazione di trovarmi davanti ad una pietra di tufo vista al microscopio.

Il punto di vista, seguendo quello che hai letto nel progetto è alto perché il cortile antistante era pieno di automobili parcheggiate.

Io oggi voglio mandarti un saluto da qui, mentre sono circondato dallo strombazzare dei clacson, dalle urla di una signora che chiama l’ortolano, affacciata ad un balcone altissimo, mentre cala un paniere di plastica azzurra e giro, avvertendo un continuo senso di fame, provocato dal profumo costante di frittura e dolci appena sfornati.

Saluti da Napoli.

Un abbraccio.

Fabio.

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